Dic
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Inserito da admin il 24 Dicembre 2008

La realizzazione di un calendario annuale è ormai un appuntamento consolidato per l’IC di Foglianise che quest’anno ha scelto come tema quello delle feste popolari che nel Sannio hanno radici antichissime. Nella presentazione del calendario l’instancabile Dirigente, Dott.ssa Giovanna Pedicini, insieme alle docenti Elisa Vanorio e Maria Cecchetti che hanno curato il lavoro, asserisce: “I preziosi disegni eseguiti lungo le strade nelle infiorate e le trecce di paglia di San Rocco rappresentano un curioso ossimoro che vede contrapporre l’infinita pazienza dell’esecuzione con la destinazione effimera del prodotto. Ci piace pensare che questa apparente contraddizione esprima il senso di queste feste, per cui la gratuità del lungo esercizio di pazienza sia in sostanza un invito alla solidarietà e all’amicizia e ogni impulso alla rivalità trovi quindi la via virtuosa della competizione estetica. Allo stesso modo i bambini che hanno disegnato il nostro calendario hanno esercitato la pazienza, nella stesura omogenea e armonica dei grandi sfondi, nell’esecuzione accurata degli sfumati a pastello, nelle minute definizioni dei dettagli a pennello e in ogni altro procedimento accurato, per evitare macchie, strappi piegature, imperfezioni. Ma alla fine quale sarà la mongolfiera più leggera, l’uva più succosa, la pacchiana più agile nella danza, il merletto più trasparente…? Per giungere al miglior risultato anche i nostri bambini si sono calati nel giusto clima del lavoro di gruppo dove il successo della competizione si raggiunge collaborando.
Pertanto il nostro calendario vuole assolvere in questa formula la sua funzione augurale: non manchino per il tempo effimero del nuovo anno occasioni di lavoro per buoni frutti e buoni raccolti e non manchino occasioni per esercitare solidarietà e amicizia: i tempi della festa”.
Ottimo risultato!
Maria Paola & Alessandra Pedicini
Dic
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Inserito da admin il 24 Dicembre 2008
La nascita del Redentore del Mondo, annunciato dai Profeti nell’Antico Testamento, viene celebrata con solennità dall’Arcivescovo di Bari Mons. Francesco Pedicini.
Nella profonda ed illuminante omelia, tenuta nella Chiesa del Carmine in Bari, il Presule sottolinea il grande messaggio del Natale, che illumina la notte della storia ed irrompe nelle tenebre dell’umanità come segno di speranza per il mondo.
Il Pastore dell’Arcidiocesi di Bari, rivolgendosi ai fedeli così introduce la sua omelia: “Uno de’ misteri che si celebra nella cattolica chiesa è quello del Natale del Signore. Un Dio che nasce da una Vergine: un Dio che nasce sotto le forme di un vago Bambino: un Dio che nasce in una grotta! Qual cosa può pensarsi più cara, più amabile più sorprendente?”. Mons. Francesco Pedicini nella sua riflessione attenta ai valori cristiani, permeati nella festività del Signore che viene alla luce aggiunge: “Fortunata capanna di Betlem che accolse l’Aspettato da secoli! Beata la Vergine Madre che strinse amorosamente fra le braccia il nato da lei celeste Pargolo, e stampò i primi baci sul quel volto che fa beati gli Angeli del paradiso! Avventurato il santo Sposo di Maria Giuseppe che udì del Bambino i primi vagiti, che vagheggiò quelle gote che eran rose e dei gigli più belle”. Il Figlio di Dio adagiato nella mangiatoia sia il monito per cogliere l’essenza vera del Natale, rischiarato dalla Parola del Signore e comprendere che la materialità non è lo specchio del vivere nella società contemporanea, ma solo l’Infinito è il traguardo di ogni cristiano, riflesso nello sguardo del Bambino di Betlemme, il Cristo, il Mediatore tra Dio e gli uomini, il progetto scaturito nell’economia salvifica del Padre, datore di ogni bene.
Nicola Mastrocinque
Dic
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di Luana Tedino
C’era molta nebbia quel mattino nel piccolo paesino di collina, Gioia osservava attraverso la vetrata del terrazzo, quella bianca cortina che avvolgeva ogni cosa, le case, gli alberi, le strade e più il suo sguardo voleva penetrare quel candido velo, più l’orizzonte si faceva impenetrabile. “Proprio come il mio futuro” pensava, perché più cercava di interpretarlo attraverso gli eventi della sua vita, più diveniva arcano. Era una donna sola, ma non era stato sempre così per lei, ora sperimentava la solitudine e l’abbandono ma accettava con rassegnazione quel destino, se avesse potuto tornare indietro nel tempo forse avrebbe cancellato alcune parti molto dolorose della sua esistenza, salvando solo l’amore, ma non potendo fare ciò cercava di non perdere mai la speranza che la sua vita un giorno potesse cambiare… Cosa le era accaduto? Tutto ciò che era palese ad ognuno che la conosceva è che lei amava l’Amore, quello vero, quello che è capace di donare la propria vita pur di avvolgere i cuori e anche se sembra un paradosso, proprio quel bisogno d’amare l’aveva condotta all’infelicità… ma Gioia continuava ad amare l’Amore e quando ci si schiera dalla parte dell’amore si vince sempre, ed anche lei che non abbandonò mai nella sua vita la speranza di essere amore per gli altri, alla fine realizzò il suo desiderio e ritrovò la serenità. Certo…questo racconto è particolare, diverso dagli altri, non ha una trama né un epilogo semplicemente perché vuole essere solo un messaggio ai cuori, anche quelli più disperati. E’ un inno all’Amore, quello che è luce della vita di ciascun essere umano, quello disinteressato e autentico anche quando fa male. Perchè chi ama è amato e perché Gesù dice che a chi molto ha amato, molto sarà perdonato; riflettiamoci e per questo Natale il regalo più bello che possiamo fare ai nostri cari è un gesto d’amore, anche piccolo…tanto da essere contenuto in un sorriso.. Buone Feste..
Dic
24
Inserito da admin il 24 Dicembre 2008
Essere umili,
questo ci ha insegnato il nostro Dio
Ma noi sappiamo fare esattamente il contrario
Invece dovremo essere più servili
Aiutare i fratelli in difficoltà e cercare
in qualche modo di
Invogliarci ed invogliare all’altruismo alla pazienza ma soprattutto
All’umiltà spesso assente nei nostri piccoli
Cuori.
Per questo concludiamo quest’anno giubilare
con tanta bontà nell’animo.
Francesca Zampelli
Dic
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Inserito da admin il 24 Dicembre 2008
Anche quest’anno l’IC di Foglianise partecipa al Progetto Scuole Aperte dal titolo “Orientare alla cittadinanza e alla solidarietà” suddiviso in 6 moduli e 10 laboratori. Il progetto dell’Istituto Comprensivo di Foglianise costituisce un patto tra la Scuola e le altre agenzie educative presenti sul territorio e mira a promuovere e ad attivare la cultura del dialogo per costruire relazioni, dove la cooperazione e la condivisione rappresentano valori e impegni di ogni singolo verso sé stesso e verso gli altri nella convinzione della corresponsabilità educativa scuola – famiglia – territorio. Interessante il laboratorio n. 5 dal titolo “Un viaggio poetico” a cura della Preside Cosimina Vetrone e il modulo 5 e il laboratorio 9 sul “Canto Popolare” che si terranno a partire dal prossimo Gennaio.
Dic
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Inserito da admin il 24 Dicembre 2008
La festa del Natale non è sempre esistita ed è una festa essenzialmente “occidentale”.
Alla Pasqua, fino ad allora unica festa dell’anno, a Roma verso il IV secolo si aggiunse la memoria della nascita di Gesù a Betlemme; questa venne fatta coincidere con il solstizio d’inverno, giorno in cui una festa pagana celebrava il “Natale del sole”, la vittoria della luce sulle tenebre, testimoniata dal fatto che da quella data in poi i giorni cominciano ad allungarsi. I cristiani diedero un nuovo significato a questa ricorrenza, ricordando Cristo “sole di giustizia”.
La festa dell’Epifania (che significa manifestazione), celebrata il 6 gennaio, ebbe origine sempre nel IV secolo come una festa piuttosto “orientale”, probabilmente in Egitto: ai significati del Natale, si aggiunse la memoria del battesimo di Gesù. In un Paese in cui il fiume era fonte di vita, viene sottolineata l’uscita di Gesù dalle acque del Giordano con la manifestazione della sua divinità. La festa si diffuse poi in tutto l’Oriente. Questo significato è ancora oggi prevalente per quelle chiese orientali che celebrano la nascita di Cristo il 25 dicembre, secondo la tradizione occidentale e romana, mentre altre chiese hanno mantenuto anche la memoria dell’incarnazione all’Epifania.
Quando la festa dell’Epifania viene accolta anche in Occidente, si focalizza sul tema della manifestazione-rivelazione di Cristo al mondo presentata in diversi episodi evangelici: in primo luogo l’adorazione dei magi, prima rivelazione ai pagani, ma anche il battesimo, in cui la sua identità viene proclamata dalla voce del Padre, e il primo miracolo a Cana.
Attualmente la festa dell’Epifania è centrata essenzialmente sull’episodio dei Magi, la memoria del Battesimo si celebra la domenica dopo l’Epifania.

L’ottava di Natale celebra la vita della Chiesa e la sofferenza per l’accoglienza di Cristo (Santo Stefano, San Giovanni Evangelista e i Santi Martiri Innocenti), per concludere con la celebrazione molto antica della solennità di Maria, Madre di Dio. Una celebrazione fuori del tempo natalizio in quanto tale, ma ad esso strettamente legata è la festa della Presentazione dal Signore al Tempio, il 2 febbraio, detta anche della Candelora. Festa che ricorre 40 giorni dopo la nascita di Gesù.
Dic
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Inserito da admin il 24 Dicembre 2008
di Eleonora Boffa
“Possa il Presepe ispirare in tutti noi sentimenti di Pace”. Questo l’augurio del Vicario Generale della Diocesi di Benevento, Mons. Pompilio Cristino che domenica 14 Dicembre alle ore 17.30 nella Chiesa del SS. Corpo di Cristo e S. Anna, ha benedetto il presepe allestito dal M° Renato Caporaso, con gli splendidi pastori, opera di maestri figurinai che a Napoli dal ‘700 realizzarono questi capolavori. Il tutto è avvenuto dopo il lungo restauro dei pastori grazie al contributo degli abitanti di Foglianise unitamente agli Enti e le Amministrazioni presenti sul territorio. Prima della benedizione, il Priore, Prof. Pasquale Iannella ha ringraziato quanti hanno dato il proprio contributo e il Consiglio di Amministrazione della Confraternita che si è fatto promotore del progetto.
Dic
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Inserito da admin il 24 Dicembre 2008
Cari fratelli e sorelle!
siamo nella Novena di Natale che in tante comunità cristiane viene celebrata con liturgie ricche di testi biblici, tutti orientati ad alimentare l’attesa per la nascita del Salvatore. La Chiesa intera in effetti concentra il suo sguardo di fede verso questa festa ormai vicina predisponendosi, come ogni anno, ad unirsi al cantico gioioso degli angeli, che nel cuore della notte annunzieranno ai pastori l’evento straordinario della nascita del Redentore, invitandoli a recarsi nella grotta di Betlemme. Là giace l’Emmanuele, il Creatore fattosi creatura, avvolto in fasce e adagiato in una povera mangiatoia (cfr Lc 2,13-14).
Per il clima che lo contraddistingue, il Natale è una festa universale. Anche chi non si professa credente, infatti, può percepire in questa annuale ricorrenza cristiana qualcosa di straordinario e di trascendente, qualcosa di intimo che parla al cuore. E’ la festa che canta il dono della vita. La nascita di un bambino dovrebbe essere sempre un evento che reca gioia; l’abbraccio di un neonato suscita normalmente sentimenti di attenzione e di premura, di commozione e di tenerezza. Il Natale è l’incontro con un neonato che vagisce in una misera grotta. Contemplandolo nel presepe come non pensare ai tanti bambini che ancora oggi vengono alla luce in una grande povertà, in molte regioni del mondo? Come non pensare ai neonati non accolti e rifiutati, a quelli che non riescono a sopravvivere per carenza di cure e di attenzioni? Come non pensare anche alle famiglie che vorrebbero la gioia di un figlio e non vedono colmata questa loro attesa? Sotto la spinta di un consumismo edonista, purtroppo, il Natale rischia di perdere il suo significato spirituale per ridursi a mera occasione commerciale di acquisti e scambi di doni! In verità, però, le difficoltà, le incertezze e la stessa crisi economica che in questi mesi stanno vivendo tantissime famiglie, e che tocca l’intera l’umanità, possono essere uno stimolo a riscoprire il calore della semplicità, dell’amicizia e della solidarietà, valori tipici del Natale. Spogliato delle incrostazioni consumistiche e materialistiche, il Natale può diventare così un’occasione per accogliere, come regalo personale, il messaggio di speranza che promana dal mistero della nascita di Cristo.

Tutto questo però non basta per cogliere nella sua pienezza il valore della festa alla quale ci stiamo preparando. Noi sappiamo che essa celebra l’avvenimento centrale della storia: l’Incarnazione del Verbo divino per la redenzione dell’umanità. San Leone Magno, in una delle sue numerose omelie natalizie, così esclama: «Esultiamo nel Signore, o miei cari, ed apriamo il nostro cuore alla gioia più pura. Perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova redenzione, l’antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l’alto mistero della nostra salvezza, che, promesso, all’inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine» (Homilia XXII). Su questa verità fondamentale ritorna più volte san Paolo nelle sue lettere. Ai Galati, ad esempio, scrive: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge…perché ricevessimo l’adozione a figli» (4,4). Nella Lettera ai Romani evidenzia le logiche ed esigenti conseguenze di questo evento salvifico: «Se siamo figli (di Dio), siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria» (8,17). Ma è soprattutto san Giovanni, nel Prologo del quarto Vangelo, a meditare profondamente sul mistero dell’Incarnazione. Ed è per questo che il Prologo fa parte della liturgia del Natale fin dai tempi più antichi: in esso si trova infatti l’espressione più autentica e la sintesi più profonda di questa festa e del fondamento della sua gioia. San Giovanni scrive: «Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis / E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).
A Natale dunque non ci limitiamo a commemorare la nascita di un grande personaggio; non celebriamo semplicemente ed in astratto il mistero della nascita dell’uomo o in generale il mistero della vita; tanto meno festeggiamo solo l’inizio della nuova stagione. A Natale ricordiamo qualcosa di assai concreto ed importante per gli uomini, qualcosa di essenziale per la fede cristiana, una verità che san Giovanni riassume in queste poche parole: “il Verbo si è fatto carne”. Si tratta di un evento storico che l’evangelista Luca si preoccupa di situare in un contesto ben determinato: nei giorni in cui fu emanato il decreto per il primo censimento di Cesare Augusto, quando Quirino era già governatore della Siria (cfr Lc 2,1-7). E’ dunque in una notte storicamente datata che si verificò l’evento di salvezza che Israele attendeva da secoli. Nel buio della notte di Betlemme si accese realmente una grande luce: il Creatore dell’universo si è incarnato unendosi indissolubilmente alla natura umana, sì da essere realmente “Dio da Dio, luce da luce” e al tempo stesso uomo, vero uomo. Quel che Giovanni, chiama in greco “ho logos” – tradotto in latino “Verbum” e in italiano “il Verbo” – significa anche “il Senso”. Quindi potremmo intendere l’espressione di Giovanni così: il “Senso eterno” del mondo si è fatto tangibile ai nostri sensi e alla nostra intelligenza: ora possiamo toccarlo e contemplarlo (cfr 1Gv 1,1). Il “Senso” che si è fatto carne non è semplicemente un’idea generale insita nel mondo; è una “Parola” rivolta a noi. Il Logos ci conosce, ci chiama, ci guida. Non è una legge universale, in seno alla quale noi svolgiamo poi qualche ruolo, ma è una Persona che si interessa di ogni singola persona: è il Figlio del Dio vivo, che si è fatto uomo a Betlemme.
A molti uomini, ed in qualche modo a noi tutti, questo sembra troppo bello per essere vero. In effetti, qui ci viene ribadito: sì, esiste un senso, ed il senso non è una protesta impotente contro l’assurdo. Il Senso ha potere: è Dio. Un Dio buono, che non va confuso con un qualche essere eccelso e lontano, a cui non sarebbe mai dato di arrivare, ma un Dio che si è fatto nostro prossimo e ci è molto vicino, che ha tempo per ciascuno di noi e che è venuto per rimanere con noi. E’ allora spontaneo domandarsi: “E’ mai possibile una cosa del genere? E’ cosa degna di Dio farsi bambino?”. Per cercare di aprire il cuore a questa verità che illumina l’intera esistenza umana, occorre piegare la mente e riconoscere la limitatezza della nostra intelligenza. Nella grotta di Betlemme, Dio si mostra a noi umile “infante” per vincere la nostra superbia. Forse ci saremmo arresi più facilmente di fronte alla potenza, di fronte alla saggezza; ma Lui non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore. Si è fatto piccolo per liberarci da quell’umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo.
Cari fratelli e sorelle, il Natale è un’opportunità privilegiata per meditare sul senso e sul valore della nostra esistenza. L’approssimarsi di questa solennità ci aiuta a riflettere, da una parte, sulla drammaticità della storia nella quale gli uomini, feriti dal peccato, sono perennemente alla ricerca della felicità e di un senso appagante del vivere e del morire; dall’altra, ci esorta a meditare sulla bontà misericordiosa di Dio, che è venuto incontro all’uomo per comunicargli direttamente la Verità che salva, e per renderlo partecipe della sua amicizia e della sua vita. Prepariamoci, pertanto, al Natale con umiltà e semplicità, disponendoci a ricevere in dono la luce, la gioia e la pace, che da questo mistero si irradiano. Accogliamo il Natale di Cristo come un evento capace di rinnovare oggi la nostra esistenza. L’incontro con il Bambino Gesù ci renda persone che non pensano soltanto a se stesse, ma si aprono alle attese e alle necessità dei fratelli. In questa maniera diventeremo anche noi testimoni della luce che il Natale irradia sull’umanità del terzo millennio. Chiediamo a Maria Santissima, tabernacolo del Verbo incarnato, e a san Giuseppe, silenzioso testimone degli eventi della salvezza, di comunicarci i sentimenti che essi nutrivano mentre attendevano la nascita di Gesù, in modo che possiamo prepararci a celebrare santamente il prossimo Natale, nel gaudio della fede e animati dall’impegno di una sincera conversione.
Buon Natale a tutti!
Dic
24
Inserito da admin il 24 Dicembre 2008
Cari lettori,
annualmente ci accingiamo a vivere il Santo Natale immergendoci in quel grande Mistero che ha sorpreso la vita del mondo circa 2000 anni fa. È la festa che ci porta a riconoscere in quel Bambino nato in una fredda stalla a Betlemme, alla discreta presenza di un bue e un asinello, il Figlio di Dio. In questa ricorrenza il nostro giornalino parrocchiale oltre ad evidenziare le varie iniziative che si realizzeranno, cerca di sottoporre all’attenzione dei lettori spunti di riflessioni tratti dai consueti messaggi natalizi del Santo Padre Benedetto XVI e del nostro Arcivescovo di Benevento Mons. Andrea Mugione affinché possano essere segno di speranza in questo momento difficile della vita del Paese; sono inoltre attive tutte le rubriche che nel corso dell’anno hanno arricchito il nostro Magazine. Possa, la solennità del Santo Natale, che vivremo nei prossimi giorni, portare pace e serenità in tutta le famiglie della nostra comunità, questo è il mio augurio unitamente a tutta la redazione.
Dic
24
Inserito da admin il 24 Dicembre 2008
Cari Amici, si avvicina ormai la Festa del Santo Natale, in cui ricordiamo l’Incarnazione del Verbo di Dio che si è fatto carne nascendo nel grambo della Vergine Maria. Celebriamo l’inizio della salvezza dell’uomo con il Tempo liturgico dell’Avvento, Tempo di attesa e di preparazione per noi cristiani, illuminato dalla voce autorevole dei Profeti. Lo Spirito Santo ci illumini nell’ascolto orante della Parola perchè possiamo, come Maria, accogliere Cristo nella nostra vita e lasciamo che la nostra vita venga da Lui trasformata per essere trovati degni di entrare nel Suo Regno celeste. Gradite, infine, il caloroso augurio di Buon e Santo Natale, in compagnia di Gesù Bambinello che nasce per noi nella Grotta di Betlemme! Con affetto e riconoscenza. + Don Nicola